Magistrato 

Nicolò Visalli nasce il 25.2.1920 a Monforte San Giorgio (ME), figlio di un industriale Nicolò e di Natala Leone e ultimo di cinque fratelli.
D’indole riservata e riflessiva dimostra fin dall’adolescenza una grande propensione per lo studio, grazie alla sua brillante intelligenza frequenta il liceo classico con risultati eccellenti al punto da fargli preparare due anni in uno e conseguire la maturità classica in quattro anni con il massimo dei voti, nel liceo più prestigioso di Messina.


Nicolò VisalliNel 1938 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina, laureandosi nel ‘42 col massimo dei voti e la lode con una tesi sulla responsabilità obiettiva nei reati di stampa, dalla quale già emergeva la sua inclinazione per la ricerca dottrinaria e l’interpretazione degli istituti giuridici, in un’ottica dinamica di giustizia inserita nella storia, che in quegli anni tormentosi di guerra, sembrava non dare certezza alcuna del diritto. Seme quest’ultimo, che lui ha sempre coltivato per il suo intrinseco valore, come uomo e come giurista.

Gli attuali testi sacri del diritto, a prescindere dai vari aggiornamenti succedutisi nel tempo, sono nati proprio negli anni della sua giovinezza: il più antico il Codice Penale, Codice Rocco nel 1930; il Codice Civile, ancora oggi vigente, inizia a configurarsi in modo strutturato proprio all’indomani della sua laurea, infatti entra in vigore nel 1942, frutto di un lavoro certosino di commissioni composte da luminari del diritto: magistrati, professori universitari, avvocati (nomi quali Calamandrei, Asquini, Osti, Vassalli); con la particolarità, unica tra i codici civili europei di quei tempi, di contenere sia la disciplina del diritto civile, che quella del diritto commerciale, in precedenza trattate in codici distinti. La Costituzione italiana promulgata nel 1947.

Dunque, tra i suoi studi universitari e l’applicazione successiva delle norme è stato tutto un divenire, un costruire e ricostruire la legge insieme al corso della storia, che faticosamente ripartiva dopo la dura prova delle due guerre mondiali. Dopo un periodo di orrori e distruzioni, d’insicurezze e tabù, nasceva e si strutturava sotto i suoi occhi un diritto nuovo: uguale per tutti, certo, ispirato a valori completamente diversi.

L’aver vissuto questa coincidenza storica ha senza dubbio alimentato nel giovane la convinzione che chiunque avesse le capacità/competenze per farlo, avesse il dovere morale di dare il suo contributo personale per alimentare un diritto che stesse al passo coi tempi, che andasse sempre più affinandosi, sia sotto l’aspetto dell’analisi e dell’approfondimento dei singoli istituti giuridici, sia sotto il profilo interpretativo giurisprudenziale. Questa è stata la missione che Nicolò Visalli ha svolto come studioso in campo dottrinario con le sue pubblicazioni e come magistrato nell’esercizio della sua professione.

Nel 1945 vince il primo concorso in magistratura pubblicato subito dopo la guerra ed inizia la sua carriera come Pretore a Nicosia. La scelta, impegnativa per un magistrato, di rimanere in Sicilia, pur essendo vissuto per lunghi periodi a Roma, dove si erano trasferiti tutti i suoi fratelli e dove aveva fatto il militare, è dovuta sia ai legami affettivi con la madre, sia alla ferrea volontà ed impegno sociale di incominciare a ricostruire proprio dalla sua terra, da quella Sicilia che amava tanto. Così nella Pretura di Nicosia, dove tutto era da avviare negli uffici giudiziari, come in tutti i settori pubblici nel dopoguerra, lui esercita le sue funzioni in condizioni disagiate, ma con la passione e la dedizione che gli erano proprie - doti scontate nella maggior parte dei giovani - ma vive in lui fino all'ultimo giorno della sua vita, periodo nel quale, con immutato entusiasmo, si stava dedicando alla redazione di un libro in materia testamentaria.

Nel 1953 è Pretore a Fondi e poi a Latina fino al 1959 dove si occupa di processi di particolare rilievo, alcune sentenze, confermate poi dalla Cassazione, lasciano una traccia del tutto innovativa nella giurisprudenza di alcuni istituti e vengono pubblicate sul Foro Italiano, in particolare si segnalano:
nel 1956 Il credito del socio verso la società civile e l'autorizzazione a riscuoterlo;
nel 1957 L'azione di rimborso del terzo creditore verso gli obbligati agli alimenti;
nel 1958 L'inefficacia del negozio del falsus procurator;
nel 1958 Errore sul valore della cosa venduta ed annullamento del contratto;
nel 1958 Trascrizione tardiva del titolo di acquisto ed usucapione decennale;
nel 1959 Cessio bonorum e fallimento;
nel 1959, viene pubblicato un suo articolo dedicato alla materia della transazione;
nel 1960 Natura giuridica del contratto per persona da nominare.


Nicolò VisalliIn quegli anni, inoltre, assurge agli onori della cronaca nazionale per aver assicurato alla giustizia, tra gli altri, il c.d.
mostro di Latina, noto per abusi e sevizie su bambine di pochi anni, delitti che procuravano particolare indignazione e allarme sociale.
Nel 1960 viene trasferito presso il Ministero di Grazia Giustizia e nominato Direttore Ufficio I  degli Affari Civili e delle Libere Professioni. La sua attività consiste nella acquisizione, studio elaborazione di tutto il materiale attinente alla giustizia civile anche in funzione della predisposizione di progetti di interventi normativi, di pareri su proposte, disegni di  legge e di schemi di risposta a interrogazioni parlamentari, esame delle questioni concernenti l'applicazione delle leggi e dei regolamenti nel settore civile, delle istanze, dei ricorsi e rapporti con l'Ispettorato Generale del Ministero ed egli diviene ben presto il cardine per tutti i colleghi del settore civile.

Gli anni di lavoro al Ministero sono molto fertili per lui, in quanto gli consentono quegli approfondimenti giuridici e di analisi di istituti di diritto civile, che lo portano a una serie di pubblicazioni dottrinarie: molti articoli sono stati pubblicati sulle riviste giuridiche come commenti o approfondimenti a massime giurisprudenziali:
 
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 La natura giuridica del contratto con se medesimo (1963);
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 Deliberazione della sentenza straniera di divorzio agli effetti del riacquisto della cittadinanza secondo la L. 555/1912 (1966);
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 Beni acquistati da stranieri;
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 Aspetti giuridici della sopravvivenza artificiale nei traumatizzati cranici (1966). Argomento, questo, ancora oggi di grande attualità.

Nel 1964 pubblica il testo
 Il contratto estimatorio edito dalla casa editrice Giuffrè, tema ripreso e ampliato dieci anni dopo con un’ulteriore pubblicazione sull'argomento, estesa alla problematica  nel negozio fiduciario. Il testo parte da una revisione critica delle teorie tradizionali sulla natura giuridica del contratto estimatorio inquadrando, in modo innovativo, l'elemento causale del contratto in modo del tutto autonomo, così da distinguerlo dagli altri negozi giuridici, quali la compravendita con effetti dilazionati o il mutuo.
Nel 1969 pubblica il libro
 Locazione d'immobile ed affitto d'azienda, un importante contributo allo studio della teoria giuridica dell'azienda, che viene collocata in una categoria logica autonoma: quella dell'organizzazione di beni per una finalità economico produttiva.


Bicolò VisalliIn questo periodo consegue la libera docenza in Istituzioni di Diritto Privato ed inizia a tenere corsi di formazione presso l'Università degli Studi di Roma la Sapienza, conseguendo un duplice risultato:  alimentare il suo interesse scientifico frequentando lo stimolante ambiente universitario e trasmettere ai giovani studenti l'entusiasmo per la disciplina giuridica civilistica, che è diventata parte integrante del suo pensiero illuminato.
 

Nel 1970 entra a far parte della commissione per la riforma del diritto di famiglia, che introduce per la prima volta in Italia il divorzio con la L. 898 del 1 dicembre 1970. Si tratta di una vera e propria rivoluzione giuridica e sociale, molto contrastata dall’ambiente cattolico e conservatore.
Una delle obiezioni giuridiche nasce a livello legislativo, sulla legittimità costituzionale del divorzio, in relazione al rapporto tra l'art. 7 della Costituzione e l'art. 34 del Concordato con il quale lo Stato italiano si era impegnato a recepire come proprio il matrimonio canonico, riconoscendone gli effetti civili, tuttavia questo riconoscimento non aveva portato alla fusione dei due istituti giuridici, tale principio viene ampliamente argomentato nell'articolo pubblicato da Nicolò Visalli sulla rivista
 Iustitia dell'Unione dei Giuristi Cattolici, pubblicata nel primo trimestre del 1970, mentre sono in corso i lavori preparatori della commissione di riforma. Al riguardo si sottolinea come, con l’equilibrio dell’analista e la terzietà del magistrato, egli argomenta in modo giuridicamente ineccepibile l’ammissibilità dell’istituto, proprio sulla rivista d’ispirazione cattolica, che al contrario esprimeva il suo totale dissenso all’introduzione del divorzio nel nostro sistema giuridico.


Nel 1972 pubblica il libro
 La legge italiana sul divorzio nel quadro delle legislazioni europee e del diritto interno. Il testo viene considero una pietra miliare nel settore e ben rappresenta la capacità dell'autore di andare oltre gli orizzonti nazionali e, già a quei tempi, con apertura mentale evidenzia la sua capacità di confrontarsi con le altre legislazioni europee e armonizzarle nel nostro sistema giuridico interno. Il libro parte da un'analisi approfondita dell'istituto del divorzio nel sistema francese e ordinamenti giuridici affini, nel sistema tedesco ed ordinamenti giuridici simili, nel sistema inglese, nel sistema degli stati scandinavi, nel sistema russo e dei Paesi dell'Oriente europeo. Successivamente si procede ad un'analisi comparativa tra le varie giurisdizioni tra loro e in relazione alla nostra ed infine si analizzano le varie cause di scioglimento del matrimonio. Il successo di questa pubblicazione sta sia nella sottile capacità di analisi, sia nella raccolta giurisprudenziale specifica, che facilita la capacità di consultazione. Sempre in materia di diritto di famiglia nel 1975 sulla Rivista di Diritto Civile affronta il tema del Riconoscimento dei figli naturali, ai fini della legittimazione, effettuato nell'atto di matrimonio contratto davanti ad un ministro del culto cattolico, dove vengono ben distinti gli aspetti relativi al matrimonio concordatario, che viene trascritto ed ha valore ai fini civili per il nostro ordinamento, rispetto a situazioni di fatto correlate al matrimonio, come ad esempio l'esistenza di un figlio naturale. Infatti la trascrizione del matrimonio non implica automaticamente il riconoscimento del figlio come legittimo, anche se questa dichiarazione viene fatta davanti al ministro di culto, in quanto per il riconoscimento il nostro ordinamento prevede un atto specifico, ben diverso dalla semplice trascrizione del matrimonio religioso nei registri dello stato civile.

Va da sé che la materia del divorzio ha una serie d'implicazioni riguardanti la tutela de figli minori, settore delicatissimo, che è stato seguito con particolare attenzione e con una serie di articoli pubblicati sulla Rivista di Diritto Civile relativa proprio ai minori:
nel 1975 Concessione della cittadinanza straniera a un minore e corrispondente perdita della cittadinanza italiana;
nel 1976 Possibilità d'imporre come secondo prenome quello del padre vivente;
nel 1976  Rapporti tra affiliazione e adozione speciale.

Nel 1976 conclude la sua esperienza al Ministero di Grazia e Giustizia  torna ad indossare la toga presso gli uffici giudiziari della Corte d'Appello di Roma, dove, dopo una breve parentesi al penale, ricopre il ruolo di Presidente della II Sezione Civile.

Qui va fatta una profonda riflessione sull'uomo, sullo studioso e sul giurista. La sua passione da sempre coltivata è stata il diritto civile, come dimostrato dalla cospicua pubblicazione di testi nel settore, nonché dal conseguimento della libera docenza in Istituzioni di Diritto Privato. Tuttavia, quando si è aperta la possibilità di ritornare agli uffici giudiziari, dopo sedici anni di totale abbandono della materia penale, che nel frattempo aveva subito gli aggiornamenti inevitabili col trascorrere degli anni, non c'è stato da parte del magistrato neanche un attimo di esitazione nell'accettare l'incarico, pur sapendo che sarebbe costato un arduo sacrificio ricominciare ad approfondire la materia penale, consapevole della propria meticolosità nell’approccio allo studio. Va quindi sottolineata la sua straordinaria forza di volontà, la capacità di rimettersi in gioco, nonostante il trascorrere degli anni, l'umiltà di entrare in punta di piedi in settori a lui sconosciuti e in breve tempo riuscire a diventare il
 dominus della situazione, senza neanche averne la consapevolezza, con quella modestia che lo ha sempre contraddistinto e fatto amare da tutti i colleghi. Dopo anni passati come Presidente della II Sezione Civile della Corte D'appello, gli si riproporrà la stessa situazione: andare a Presiedere la VI Sezione penale della Corte Cassazione e con lo stesso entusiasmo accetta l'incarico e si rimette in gioco nuovamente, quasi alla fine della sua carriera, gettando sempre il sasso oltre l’ostacolo, con la straordinaria elasticità mentale di passare da un settore all'altro del diritto, dimostrando in ogni incarico ricoperto qualità elevatissime nell'esercizio della funzione giudiziaria. Dotato sicuramente di una marcia in più, di un'intelligenza lungimirante, messa sempre al servizio della giustizia con estrema semplicità e naturalezza.


Nicolò VisalliGli ultimi dieci anni della sua carriera di magistrato assume l'incarico di Presidente della VI Sezione Penale della Corte di Cassazione occupandosi della delicata materia dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Ha partecipato all'inaugurazione dell'anno giudiziario almeno un paio di volte. Ha una percezione esatta dell'importanza del ruolo ricoperto, infatti alla Cassazione, unica sul territorio nazionale, è affidata la funzione
 nomofilattica che consiste nell'assicurare l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione delle norme giuridiche, pertanto le sentenze della Cassazione costituiscono un sistema orientatore della giurisprudenza nazionale. Tale ruolo è perfettamente calzante con la fine mentalità dello studioso abituato, grazie anche agli studi dottrinari, ad esaminare ed interpretare le norme e gli istituti giuridici sotto ogni angolazione con la consapevolezza che le sentenze emesse dalla sua Sezione contribuivano a costituire quel patrimonio giuridico comune, che confluisce nell'Ufficio del Massimario, la cui funzione è appunto quella di enucleare i principi di diritto espressi nelle varie sentenze, che poi tracciano l'orientamento interpretativo del quale la giurisprudenza nazionale tiene conto nell'assumere le proprie decisioni. Tema quest'ultimo che affronterà nel 1994 con la sua pubblicazione sulla Rivista di Diritto Civile La logica del giudice e la funzione uniformatrice della Cassazione.

In questi anni d'intenso impegno lavorativo, non abbandona le sue ricerche in materia civile e si dedica all'approfondimento di alcuni istituti maturando nuove interpretazioni e pubblicazioni nei seguenti temi:
nel 1986 il testo sui Comitati non riconosciuti;
nel 1988  il testo su La collazione;
nel 1989 l'articolo su le Nuove prospettive sul fondamento e sulla natura giuridica della collazione.

Nel 1990 va in pensione per raggiunti limiti di età, lasciando un grande vuoto professionale e affettivo tra i suoi colleghi, che negli anni a venire non l'hanno mai dimenticato e hanno proseguito a  consultarlo su varie tematiche giuridiche, nonché a venirlo a trovare come amici per godere ancora la sua vicinanza e soprattutto, dote che gli riconoscevano all'unanimità, la sua serenità di giudizio.

Nicolò VisalliNel 1991 gli viene conferita dal Presidente della Repubblica l'onorificenza di 
Cavaliere di Gran Croce.
Nel 1992 la consegna della medaglia d'oro dal Presidente dell'Ordine degli Avvocati, quale riconoscimento per il servizio prestato in magistratura.

Una volta in pensione si è dedicato alla sua passione e ha pubblicato vari testi e articoli in materia di diritto civile:
nel 1992 il libro La mediazione;
nel 1994 sulla Rivista di Diritto Civile La crisi dei valori. Problemi antichi e nuovi nei diritti della persona;
nel 1995 il libro L'esecuzione in forma specifica dell'obbligo a contrarre;
nel 1997 sulla Rivista di Diritto Civile  In tema di diritti del mandatario;
nel 1997 sulla Rivista di Diritto Civile Revocatoria fallimentare e pagamenti coattivi;
nel 1998 sulla Rivista di Diritto Civile Contratto per persona da nominare e preliminare;
nel 1999 sulla Rivista di Diritto Civile Il contratto imposto;
nel 2000 sulla Rivista di Diritto Civile La promessa di mutuo nell'ambito della teoria del contratto reale;
nel 2000 sulla Rivista di Diritto Civile La problematica del leasing finanziario come tipo contrattuale;
nel 2002 sulla Rivista di Diritto Civile I profili giuridici del factoring;
nel 2002 su Giustizia Civile Contratto di accesso ad internet e tutela della privacy, anche questo argomento di grande attualità;
nel 2003 su Giustizia Civile Il modus testamentario.

Con questa si concludono le pubblicazioni giuridiche, anche se la materia testamentaria è ancora oggetto dell’ultimo libro, rimasto incompiuto.

A parte i testi strettamente giuridici ha redatto una serie di scritti su vari argomenti d'impostazione socio filosofica, che dimostrano un'acuta osservazione della realtà, intesa e compresa nel suo divenire storico, attraverso la cultura e la sensibilità di un'intelligenza in grado di cogliere tutte le sfumature del mondo che lo circonda con la curiosità e l'entusiasmo di un bambino alle prime scoperte.
In queste opere è racchiusa la profondità del suo pensiero e di quei valori morali unici trasmessi dalla sua famiglia d’origine e fortemente arricchiti dal contesto geografico dove è nato e cresciuto, dalla sua terra, dalla semplicità del suo paese natale, dalle persone che rappresentavano la sua quotidianità. Semplicità d’animo che si traduceva in purezza di pensiero e lo rendeva un uomo straordinario. 


In questi testi si coglie tutta l'essenza della sua personalità, il primo  dal titolo
 La vita umana tra metafora e utopia ha molto di autobiografico, parte da riflessioni sul senso della vita per arrivare alla conclusione che ciascuno di noi vive una vita interiore individuale, che coltiva con i valori che sono innati nella sua personalità ovvero frutto dell'educazione ricevuta, successivamente rivolti verso il sociale e questo incontro genera un interscambio che a sua volta produce anche un rinnovamento individuale.
Il secondo scritto dal titolo
 La parola e il silenzio parte da un'analisi del valore della parola dalle sue origini come strumento straordinario di comunicazione, per arrivare al suo utilizzo smisurato e spesso privo di contenuti, che le attribuisce il ruolo di disvalore, infine la parola viene contrapposta al silenzio non sempre inteso in senso assoluto, ma anche come comunicazione non verbale ad esempio tramite la musica o l’arte, in tal senso il silenzio, in una società di parolai, diventa più loquace di ogni parola, gli viene attribuita una sacralità e una creatività simile al raccoglimento mistico, che porta alla riscoperta del proprio io, dell’ineffabile. Il silenzio però, portato alle estreme conseguenze diventa individualismo, allora la soluzione è intercalarlo alle parole, come una pausa di riflessione, per riempirle nuovamente di contenuti ed evitare di parlare a ruota libera: le parole devono essere attentamente pesate, nello stesso modo in cui devono essere valutate le azioni prima di compierle.

 

Nicolò VisalliAltro scritto di contenuto giuridico sociologico è Il futuro della società multietnica, dove viene affrontato il tema del rapido trasformarsi della società dal postcolonialismo al grande flusso immigratorio, che ha interessato il nostro Paese negli ultimi anni mettendo in grave crisi la disciplina giuridica del nostro ordinamento. L’analisi si proietta nel futuro - l’attualità di questo testo è sconcertante - che vede la nostra società in un divenire continuo, fino a trasformarsi in una società multietnica, dove attraverso un difficile e lungo procedimento di accoglienza e integrazione si verranno a formare nuovi valori, che l’ordinamento giuridico deve essere pronto a recepire e tutelare, ma sempre nel rispetto dei limiti della legalità affermati nella nostra Costituzione.
Infine l'ultimo scritto a carattere sociale dal titolo
 Conformismo ed anticonformismo nella società dei consumi, consiste in un'analisi acuta e spietata al tempo stesso, del potere dei media sugli utenti, non solo per quel che riguarda i messaggi trasmessi spesso in modo bombardante, ma anche e soprattutto viene analizzata la loro capacità di essere persuasori occulti che puntano ad un consenso condiviso, dove il confine tra diversità ed autenticità si perde contestualmente alla perdita della propria identità. Questo porta al pericolo di una massificazione della società che, spinta dalla forza del consumismo, non riesce più ad esprimere un pensiero autonomo e la voce fuori dalla massa diventa un grido nel deserto, che invece di essere ascoltato come originalità, spesso viene deriso, perché in realtà viviamo in una società capace di produrre solo insicurezza, di fatto intenta a coltivare molto il mondo dell’apparire e non quello dell’essere.

Negli ultimi anni si è dedicato anche alla stesura di alcune poesie, che esprimono una profonda analisi introspettiva del suo essere, visto attraverso la maturità degli anni con serenità e saggezza,  queste riflessioni sono immerse nei ricordi della sua infanzia descritti con grande lirismo: è un insieme di odori antichi, sapori, colori, focolari, pane caldo, corse per i vicoli del suo paese, che profuma di fiori,  vento che batte alle finestre, feste religiose, che scandiscono il trascorrere dei mesi e creano vivacità, attesa, tradizioni... Il tutto rivisto al tempo stesso con gli occhi del bambino e dell'anziano, la vita è vista come un cerchio, che inizia si sviluppa e sul finire è irresistibilmente attratto dalle sue radici.

Il modo più significativo per terminare questo profilo di Nicolò Visalli è la dedica scritta alla figlia, laureanda in giurisprudenza, quando le regala una bellissima raccolta dei quattro codici, perché in queste poche, semplici parole è racchiuso l'invito a continuare un percorso verso un forte ideale, nel quale lui ha sempre creduto: la cultura, in se stessa non basta per essere un professionista eccellente: la conoscenza deve essere sempre coniugata con una profonda umanità, perché solo l'attento sentire può dar vita alla norma trasformandola da previsione astratta a vita vissuta. Queste le parole della dedica: "
Ad Antonella con l’augurio che la lettura del codice aumenti il suo sapere giuridico e le dia un grande equilibrio unito a molta sensibilità  per chi soffre e spera nella giustizia".