Monforte San Giorgio 1826 –Messina 1867

Don Pasquale Scibilia è stato uomo di grande fede, cultura e spirito di iniziativa, un capace giornalista di cui si è persa del tutto la memoria. Sacerdote dell'Ordine dei Preti dell'Oratorio (Filippini), nato a Monforte S. Giorgio il 4 settembre1826, morì di colera a Messina il 21 agosto 1867 a soli quarantun’anni.

Negli anni successivi alla liberazione della Sicilia dal dominio dei Borboni, le vittorie garibaldine furono viste non solo come un grande passo verso l’unità d’Italia ma come una vittoria dell’anticlericalismo. Lo spirito liberale dell’epoca era prevalente e portava a demolire qualsiasi cosa sapesse di religione. Ciò provocò una grande reazione da parte cattolica di cui si fece interprete La Parola Cattolica, l’unico periodico cattolico pubblicato a Messina di quegli anni. Il primo numero del periodico fu pubblicato il 7 dicembre 1865 e il merito è da attribuire allo spirito di iniziativa e alla saggezza di don Pasquale Scibilia, suo fondatore assieme a pochi altri sacerdoti.

Don Pasquale sacerdote di profonda cultura classica, nella Diocesi aveva un ruolo notevole in quei tempi di attacchi alla Chiesa: era professore di eloquenza al Seminario di Messina e scriveva articoli, specie nell'Eco Peloritano perchè riteneva che la chiesa dovesse essere difesa non solo dal pulpito ma anche sulla carta stampata. Scrive don Francesco Jannelli nel suo Cenno Necrologico di Pasquale Scibilia prete dell’oratorio di Messina: “Lo Scibilia sentiva ed ubbidiva la voce del Signore che lo chiamava non a difendere nelle aule dei tribunali le cause terrene, ma a difendere i diritti della religione su i pergami”.

Molti dei concetti da lui maturati ed espressi sui giornali messinesi si ritrovano in altri giornali cattolici d’Italia che costituivano per lui fonte di ispirazione. Ciò è sottolineato da Jannelli con queste parole “Avvenuta la rivoluzione dell’anno ‘60, lo Scibilia poco informato delle subdole arti dei rivoluzionari qualche opinione dividea con essi. Ma letto appena un foglio dell’Armonia, giornale allora diretto dal dottissimo sacerdote Margotti adesso direttore dell’Unità Cattolica, si accorse delle arti maligne della rivoluzione e rigettò ogni opinione conforme alla stessa”. Scibilia decise allora di divenire difensore a Messina della Chiesa cattolica e di combattere le idee degli anticlericali a lei ostili fondando con l’aiuto di altri sacerdoti il giornale settimanale che intitolò La Parola Cattolica. Scibilia assunse la direzione del settimanale che fu l’unica voce cattolica ad opporsi alle numerose testate liberali ed anticlericali messinesi. Infatti il settimanale riusciva a rintuzzare le idee espresse ne La Gazzetta di Messina e in Don Marzio. Questo rispondeva alle direttive di Pio IX che aveva chiesto di “difendere la verità e la giustizia con la stampa e gli altri mezzi legali”.

Nel primo numero troviamo espresse le finalità che si propone il periodico e il messaggio fondamentale che intende fornire : “Amiamo anche noi la libertà […] ma quella libertà [che] nella sostanza e nelle opere è conforme all’Evangelo del Figliolo di Dio […]. Or quei principi e quelle fonti costituiscono il nostro Programma, e sono come le basi del Giornale; il quale, secondo la possibilità dei suoi operatori, farà servire e scienze e lettere a quell’unico fine d’istruire e moralizzare le classi meno istruite e meno morali, per essere anche loro di appoggio e non di inciampo alla vera libertà del popolo”.
Il giornale si proponeva di difendere la chiesa condannando le ingiuste leggi dello stato che tendevano ad incamerare tutti i beni che i devoti avevano fornito alle istituzione ecclesiastiche nel corso dei secoli e di eliminare ogni potere della Chiesa. Ma oltre a questo il giornale voleva istruire le classi meno acculturate ed essere per loro una guida morale.

Nel primo numero, pubblicato il giorno prima della festa dell’Immacolata (7 dicembre 1865), il periodico, con un articolo di Felice Bisazza, è messo sotto la protezione della Madonna con queste parole: O Maria di Nazaret, o casto ideale delle donne cristiane, o meravigliosa fattura dell’immenso Iddio […] a te o Madre e al Tuo nome vogliamo dedicata la nostra Parola Cattolica”. Ed ancora: “[…] O Madre augusta, che calpestando il serpente simboleggi la vittoria del male, soffiaci tu stessa la potenza, che era nei primi apostoli, e fa che la Chiesa uscendo dal suo sepolcro, apparisca sempre vergine e bella, come nei primi secoli […]”.
L’attacco alla Chiesa è visto come attacco del m a l i g n o: più volte nel giornale si legge “ le maligne arti della rivoluzione”. Per il giornale sono proprio i falsi ragionamenti, le false ideologie, che allontanano l’uomo dalla verità e dalla promozione del bene sociale.
Scibilia diresse il giornale fino alla sua morte avvenuta il 21 agosto 1867 a soli quarantun’anni. Gli successe il sacerdote Giuseppe Toscano, zio di Annibale Maria Di Francia e successivamente, dopo la morte di Toscano nel 1881, la direzione passò ad Annibale Maria Di Francia che già collaborava con la rivista dal 2 giugno 1868.

La Parola Cattolica fu soggetta a vari sequestri; fu costretta a sospendere le pubblicazioni per circa un anno, dal 20 giugno 1866 all’ 8 giugno 1867, a causa della legge Crispi, che vietava l’uso della stampa “per riprodurre il pensiero o notizie o polemiche relative ai movimenti del Regno”. Un altro momento di interruzione si verificò dal 25 agosto al 4 dicembre 1867, per l’epidemia di colera in città. La pubblicazione ebbe termine nel 1883 essendo mutata la strategia della Chiesa. Il pontefice Leone XIII, pur ribadendo la condanna del liberalismo, mostrò maggiore apertura ai temi sociali per inserire la Chiesa nel dibattito della società moderna. I nuovi tempi non rendevano più indispensabile questo tipo di rivista.

Bibliografia
Francesco Jannelli, Cenno necrologico di Pasquale Scibilia, prete dell'oratorio di Messina, Messina, 1867

Siti web:
http://difrancia.net/risorse/category/5-padre-annibale-oggi?download...e...%E2%80%8E
www.societamessinesedistoriapatria.it/archivio/42/bottari_42.pdf


Guglielmo Scoglio